REJA, CHE MARCIA IN TRASFERTA

(fonte: Corriere dello Sport)

 

I mattoni per la salvezza in tra sferta.Reja ha costruito lontano dall'Olimpico il rilancio della Lazio: 4 vittorie (Parma, Cagliari, Bologna, Genoa), un pareggio (Milan) e 2 sconfitte (Palermo e Samp) con squadre in corsa per il quarto posto. Il totale fa 13 punti in 7 partite. Gioco, gol e sicurezza.Un'altra squadra rispetto a quella balbettante vista in casa. Nelle ultime settimane, però,il tecnico goriziano ha corretto il rendimento interno: la sconfitta con la Roma è arrivata dopo un'ottima prestazione, in precedenza era stato battuto il Siena. Ma la differenza tra casa e trasferta resta. La Lazio ha totalizzato 22 punti lontano da Roma, ottenendo una vittoria in più fuori dalle mura amiche. Le difficoltà esistevano con Ballardini e anche con Rossi nella passata stagione. Ci sono ragioni precise, tecniche e psicologiche. 

Sicuramente un aspetto fondamentale è la testa. Questione di fiducia e di sicurezza, scrive Il Corriere dello Sport. Reja aveva già sfiorato l'argomento ("All'Olimpico teniamo meno bene il pallone"), attribuendo la motivazione principale del divario di rendimento alla questione psicologica. La Lazio in casa ha sofferto. Ed il clima negativo l'ha accompagnata per diverso tempo. La contestazione, fino a qualche tempo fa, era forte e rumorosa, quasi incessanti i cori contro Ballardini e Lotito. La squadra spesso è stata risparmiata, altre volte è stata fischiata. Con Reja e con l'incubo retrocessione, i tifosi sono tornati a riabbracciare la compagine biancoceleste. I giocatori hanno risposto con prestazioni vigorose ma serve anche personalità per imporsi tra le critiche. In più resta l'importanza della piazza. Un conto è giocare in provincia, un altro all'Olimpico o a San Siro. Il pallone scotta. E il divario si avverte di più nei momenti di difficoltà. Palermo, Catania e Napoli vanno fortissimo in casa. In casa Lazio le acque sono calme da qualche settimana. I giocatori sono gli stessi. Un esempio? Mauri. Prima era fischiato, ora viene applaudito.

Come detto, anche con Rossi nella scorsa stagione, la Lazio si era espressa meglio in trasferta (8 vittorie all'Olimpico, 7 fuori casa). Dopo la partenza boom e il primo posto, la Lazio rallentò, frenando soprattutto in casa, in cui faticava ad aprire le difese avversarie. Meglio fuori sfruttando spazi e dribbling di Zàrate, la profondità di Rocchi, gli inserimenti di Mauri. Rossi provò a dare una spiegazione tecnica. Sosteneva che la Lazio, per caratteristiche, aveva difficoltà a fare gioco all'Olimpico. Per imporsi aveva bisogno di alzare il ritmo e di accompagnare la manovra con difensori e centrocampisti. Questo perchè in attacco mancava un ariete. E perchè, partito Behrami, era rimasto solo Mauri come incursore. Brocchi è un motorino instancabile, ma gli altri centrocampisti, da Ledesma a Baronio, da Dabo a Firmani, passando per Matuzalem, hanno tutti il passo lungo, danno equilibrio davanti alla difesa. E in attacco, nonostante l'imprevedibilità di Foggia e Zàrate, la squadra portava il pallone senza farlo viaggiare con il risultato inverso: l'uno contro uno fine a sè stesso e non concretizzato con una giocata a favore di chi è smarcato. Con l'arrivo di Floccari la Lazio ha acquistato fisicità e peso in attacco. Gli ha affiancato Rocchi, nelle ultime settimane, perchè "ho scelto gli attaccanti che sentono di più la porta", ha detto lo stesso Reja.

(Martedi, 27 Aprile 2010)
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