LA LAZIO SI FA MALE DA SOLA

(fonte: Corriere dello Sport)


Per un'ora la Lazio è sta­ta padrona del campo e della Samp. Poi un rigore causato da Lichtstei­ner, che il folletto Cassano ha tra­sformato con la consueta bravura, ha mandato all'aria i progetti della squadra di Reja che è stata costret­ta a incassare anche il secondo gol causato da un altro episodio strano: una respinta bislacca di Muslera ot­timamente sfruttata da Guberti che ha messo in gol su assist di Dessena. Insomma, è stata una partita curio­sa e indecifrabile che lascia l'amaro in bocca alla Lazio e che non deve il­ludere più di tanto una Samp che per sessanta minuti ha evidenziato patemi e sfilacciamenti pesanti da correggere con urgenza. Peccato per la squadra di Reja che forse non meritava la sconfitta ma che incon­tro alla sconfitta è andata da sola perchè se l'è costruita con le proprie mani e con le proprie amnesie.

Come si diceva sopra, ha funzio­nato meglio la Lazio per circa un'ora ed era sembrato un bel segnale. La squadra di Reja si è calata nella par­tita con la mentalità giusta e un buon equilibrio. Sorprendente an­che in considerazione del modulo di Edy che la squadra non poteva aver completamente assimilato. La Lazio invece si è presentata con tre difen­sori, quattro centrocampisti e due uomini di fantasia (Hernanes e Za­rate) a sostegno di Floccari e non ha perso un colpo. Il rischio era eviden­te: avere qualcosa in più in avanti e rischiare l'osso del collo dietro ma tutto questo non è accaduto almeno sino a quando i biancoazzurri hanno avuto energie e corsa. La Lazio è ri­masta compatta, raccolta e attenta, ma è sempre ripartita con furore cercando la porta di Curci molti più della Samp che è sembrata per lun­ghi tratta in apnea.

Hanno rubato l'occhio Ledesma e Matuzalem, la coppia dell'ex Delio Rossi. I due sudamericani si sono capiti al volo integrandosi alla per­fezione, cosa che ha permesso alla squadra di avere equilibrio, logica, gioco e solidità. Illuminata dai due centrocampisti doc e dagli estri di Hernanes, che ha confermato in pie­no eccellenti qualità tecniche e dut­tilità tattica, la Lazio ha fatto la par­tita più della Samp arrivando vici­nissima al gol almeno tre volte: pri­ma con Ledesma liberato da Zarate, poi con Floccari che di testa ha chia­mato Curci a una miracolosa devia­zione e poi con Hernanes che non ha trovato la giusta misura. Insom­ma, la Lazio non è stata fortunata sotto porta, ma non ha avuto neppu­re la necessaria freddezza per colpi­re con cinismo un avversario che ra­ramente l'aveva messa in difficoltà. Anzi, l'unico rischio la squadra di Reja lo ha corso verso la fine del tempo quando un brutto errore di Radu ha messo Cassano nelle condi­zioni di fare gol, ma in qual che mo­do l'ottimo Muslera è riuscito a met­terci una pezza.

La partita ha cambiato volto e di­rezione dopo un quarto d'ora di ri­presa e dopo che la Lazio, sempre padrona del campo, si era divorata un gol con un tiro di Lichtsteiner che ha commesso un errore da prin­cipiante calciando alto da posizione sicura. Pochi secondi dopo l'esterno svizzero, sempre troppo irruento e spesso in difficoltà nel controllo di Cassano, ha ripiegato su Dossena ti­randolo per la maglia in area di rigo­re. Un fallo ingenuo che l'arbitro Romeo non ha perdonato. Il rigore trasformato da Cassano ha mandato in crisi la Lazio crollata sotto l'aspetto fisico e mentale. I giocato­ri di Reja non sono stati più capaci di tornare in partita, si sono disuni­ti poi si sono anche demoralizzati. Il gol di Guberti, nato da un errore di Muslera in uscita, è stato una puni­zione eccessiva, ma è sembrato fi­glio legittimo di un crollo psicofisi­co strano e soprattutto imprevisto. Peccato perchè per oltre un'ora la squadra di Reja aveva fatto una bel­la impressione.

In occasione del rigore Reja è sta­to espulso per proteste, ma ha invia­to ugualmente il suo messaggio alla panchina. In rapida successione so­no entrati Cavanda (per Del Nero), Rocchi (per Lichtsteiner) e Foggia per Zarate, ma la Lazio non è stata più in grado di rialzare la testa. Il gol dell'onore lo ha sfiorato il giova­ne Cavanda che una gran botta da fuori. Ma partita e risultato erano nella tasche doriane.

(Lunedi, 30 Agosto 2010)
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