LEDESMA, IL VOLO DELL'AQUILA

(fonte: F. Patania, Corriere dello Sport)


Ha festeggiato il gol muovendo le braccia come se fossero ali: "Io e la mia famiglia amiamo il simbolo della Lazio"

Un'altra prova da trascinatore dopo la firma sul contratto fino al 2015

FIRENZE - E' rimasto alla Lazio e ha firmato il rinnovo del contratto perchè l'aquila biancoceleste gli è entrata nel cuore e ha saputo mettere da parte i rancori, le tensioni e le ferite del passato, finalmente cancellate.
Come l'aquila, Cristian Ledesma appartiene a una specie rara nel mondo del calcio, non solo per le capacità tecniche che ne fanno uno dei migliori centrocampisti del campionato italiano.
E' un uomo serio, tutto d'un pezzo, come si diceva una volta. Altri, al suo posto, se ne sarebbero andati a parametro zero. Il tempo era scaduto, ogni giorno s'avvicinava alla scadenza.
Spinto dalla famiglia, questo ragazzo argentino della Patagonia ha scelto di restare, firmando il contratto importante proposto dalla Lazio.
Lotito dev'essere fiero di averlo trattenuto in extremis, quando ormai l'aveva perso, e forse un giorno ringraziera' a lungo Reja, che l'aveva rimesso in campo a febbraio dopo sette lunghissimi mesi di uno stop assurdo e senza precedenti. Più di tutti, il tecnico friulano s'è battuto per la conferma di Ledesma, vero simbolo della Lazio in volo verso la vetta del campionato e messo sotto osservazione dal ct azzurro Prandelli.
L'Argentina lo ha sempre ignorato, perchè da ragazzo lasciò il Boca Juniors, facendo indispettire il presidente Macrì, diventato in seguito governatore di Buenos Aires.
Oggi Cristian sogna l'Italia, sarebbe pronto a sposarla come aveva fatto con Marta, sua moglie, conosciuta otto anni fa a Lecce.
Ha il passaporto italiano, è convocabile e i suoi bambini fanno il tifo per la maglia azzurra.
Così ieri Ledesma si è aperto: "Sarebbe un sogno, una gioia, la convocazione nella nazionale italiana. E io spero che succeda presto".

AQUILA - Rossi un giorno a Formello raccontò di averlo sentito parlare due volte in quattro anni. Era un taciturno, Ledesma. Un ragazzo silenzioso.
La sua storia sofferta con la Lazio lo ha avvicinato alla gente, lo ha fatto amare dal popolo biancoceleste e lo ha spinto ad aprirsi.
Ieri, subito dopo il gol del pareggio, ha festeggiato in modo stupendo, aprendo le braccia come un airone. Anzi, un'aquila. Così sbattendo le ali, è andato a festeggiare verso i tifosi della Lazio.
Entrerà nella leggenda: "Il gesto dell'aquila l'ho fatto perchè i miei bambini (ha due figli, Alice e il piccolo Daniel) sono innamorati dell'aquila. Dedico il gol a mia moglie, sto con lei da otto anni. Sono contento per il gol. Speravo proprio arrivasse nelle prime giornate di campionato perchè avevo voglia di festeggiare il rinnovo del contratto. Ma il gol è ancora più importante perchè è arrivato insieme alla vittoria della Lazio" ha raccontato il playmaker argentino, indicando la rotta giusta per il campionato.
L'aquila ora dovrà volare basso. Così quando gli è stato chiesto se questa squadra è più forte dell'anno scorso, Ledesma ha avvertito tutti: "Non dobbiamo commettere l'errore della stagione passata e proclamare di essere più forti. Se lo siamo, dovremo dimostrarlo sul campo. Oggi abbiamo dimostrato di essere squadra di fronte alla Fiorentina. Siamo stati padroni del campo".

SENSIBILITA' - Ledesma ha parlato da vero leader, incoraggiando Zarate e facendo i complimenti a Kozak. "Libor lo vedo faticare in allenamento. Gli faccio i complimenti. Sta crescendo e con le sue caratteristiche può essere un giocatore molto utile per la Lazio. Zarate deve crederci. E' ovvio che non può essere contento se resta fuori, ma avrà il suo tempo e le sue occasioni. Non dimentichiamo il suo valore, prima o poi tornerà anche lui".
Pochi concetti, ma scolpiti nella pietra.

(Domenica, 19 Settembre 2010)
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