I SEGRETI DI REJA

fonte: F. Patania (Corriere dello Sport), 26/03/10



Meglio tardi che mai. Trenta partite di campionato, ma ora finalmente la Lazio possiede un’identità tattica. Non a caso, forse, Reja ha vinto tre partite tutte con lo stesso quintetto di centrocampo: Lichtsteiner, Brocchi, Ledesma, Mauri e Kolarov. Il 3-5-2 ora funzione e non è una questione di numeri. Ora la Lazio attacca, sviluppa il gioco sulle fasce laterali e sfrutta gli inserimenti dei centrocampisti. Il branco va all’attacco della preda. Fateci caso: appena l’azione si ribalta tutti si rovesciano all’attacco. Brocchi è molto dinamico, Mauri lo ha sempre fatto in carriera e Kolarov e Lichtsteiner sono tornati ad essere ali aggiunte. Il tecnico di Gorizia ricordava la Lazio ai tempi di Rossi capace di giocare su ritmi elevatissimi. Ha chiesto, quindi, pressing e coraggio, ha dato nuovi punti di riferimento al gioco di Ledesma di nuovo in condizione dopo sette mesi di stop. Il gioco biancoceleste non è ancora al top ma dei progressi significativi si sono visti. La Lazio quest’anno non era mai stata capace di vincere in maniera così limpida come nelle ultime due partite creando tante occasioni. Con Ballardini restavano tutti indietro, ora attaccano e giocano. E si difendono bene come prima, anzi riescono ad alzare spesso la linea difensiva. Squadra corta pronta ad aggredire. E’ tutta un’altra Lazio.
Lo stesso Reja lo aveva ammesso “Sono cambiati i sistemi di allenamento e per quindici giorni la squadra ha pagato la fatica. Ora stiamo meglio fisicamente e abbiamo la possibilità di lavorare durante la settimana”. Spiegando il tutto senza infierire sul suo predecessore. Avrebbe potuto farlo perché a febbraio aveva trovato una squadra a pezzi, non abituata più ad allenarsi duramente. Era una squadra passata dalla cultura del lavoro di Delio Rossi ai metodo di Ballardini. Una preparazione estiva all’acqua di rose, solo pallone. La Lazio ora corre, prima camminava. Abolita o quasi la palestra. Mercoledì scorso a Norcia durissimo il lavoro sulla resistenza alla velocità. Forza ed intensità, allenamenti per sviluppare brillantezza e mettere benzina nel motore. Nella partita di esordio del tecnico a Parma, la Lazio aveva giocato sui nervi. Poi aveva pagato il cambio di preparazione ed era apparsa lenta ed appesantita. Reja ed il suo preparatore atletico Febbrari hanno calibrato il carico di lavoro per paura di provocare infortuni. Ora la loro missione è stata protata a termine: la Lazio ha ritrovato rapidità e forza.

Il tecnico è fissato sull’alimentazione e chiede il carboidrato dopo la partita. Richiede un’attenzione massima alla squadra. Proprio per questo a Edy piace il ritiro post-partita. Consente di eliminare gli stravizi e di controllare meglio l’alimentazione dei giocatori. Un’attenzione ai dettagli fondamentale quando si gioca ogni tre giorni. Lo stress e la fatica di un impegno agonistico incidono sull’attività del fegato e mangiare pasta subito dopo la partita consente un recupero più veloce di energie. Il mister raccomanda alla squadra di limitare grassi e proteine. Dopo la vittoria con il Siena considerando risultato e la lunghezza delle interviste Reja ha annullato il rientro a Formello e i giocatori sono stati liberi di rientrare a casa. Ha soltanto chiesto di mangiare il solito piatto di pasta e di non eccedere nell’alimentazione. Il ritiro ci sarà di nuovo domani, dopo la rifinitura la Lazio raggiungerà Milano in aereo.
Reja è attento all’alimentazione dei giocatori, vuole che restino in forma ed ha riammesso una vecchia abitudine, ogni mercoledì per ogni giocatore appuntamento conla bilancia con Febbrari che prende nota ed appunta sul foglio.

Dal rifiuto del mental coach alla rivolta di Norcia si è già detto e scritto tutto. Ora tecnico e squadra hanno fatto fronte comune senza l’ombra del padrone a rappresentare i regime. “basta interferenze, sulla squadra decido io” il tecnico era stato chiaro. E sono arrivate due vittorie. La svolta è stata significativa, ma dentro il cambiamento e la riscossa della Lazio bisogna cogliere il risveglio di alcuni giocatori e non è casuale. Dopo Floccari che è stato un garnde colpo, c’era chi voleva comprare anche Maxi Lopez facendo passare sia Rocchi che Cruz per ex giocatori. Avevano solo bisogno di allenarsi. C’era chi non faceva giocare o spediva in tribuna Lichtsteiner e che era arrivato vicino alla cessione a gennaio cercando chissà quali altre soluzioni all’estero.C’era chi combattendo guerre personali aveva messo in discussione la professionalità e serietà di Ledesma. Mercoledì l’argentino uscendo dal campo ha ricevuto l’abbraccio di tutti i suoi compagni. Reja, come Rossi, lo definisce un leader silenzioso. C’è chi in estate aveva lasciato Stendardo e Firmani a Crialesi senza capire che potevano essere utili e chi ha fatto arrivare dalla Germania Hitzlspergersenza rendersi conto che gioca nello stesso ruolo di Mauri e Matuzalem. C’è chi come Ballardini meriterebbe l’esonero.

(Venerdi, 26 Marzo 2010)
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