MILAN-LAZIO 1-1

LA LEGGE DEL BRANCO UNITO A CERCHIO

(fonte: Corriere dello Sport)

Si chiama legge del branco. Reja a capo della muta biancoceleste. E' il pastore della nuova Lazio. Tutti i giocatori lo seguono, hanno formato il gruppo. E ora corrono, vanno a caccia della preda, come dice il friulano, scorza dura e sorriso da furbetto buono. Devono acciuffare la salvezza, si sono guardati in faccia a Norcia e hanno capito quale fosse la strada giusta. Finalmente soli, senza interferenze. Niente motivatore e direttore sportivo lasciato fuori dalla porta dello spogliatoio. Così è nata la riscossa. La Lazio ha festeggiato il pareggio di San Siro nel solito modo, con quell'abbraccio a centrocampo diventato il simbolo del rilancio. Terzo risultato utile consecutivo, staccata l'Udinese, cinque lunghezze di vantaggio sull'Atalanta. Ma il traguardo è ancora distante. Zio Edy ha sognato l'impresa a San Siro, conservando la saggezza per apprezzare il pareggio, difeso con qualche affanno nella ripresa.

Uno per tutti, tutti per uno. Il branco a caccia della preda. Il gruppo unito a cerchio, stretto a centrocampo, come accade nel rugby, l'immagine della scossa che si ripete giornata dopo giornata, punto dopo punto, successo dopo successo, partita dopo partita. E' la Lazio dei giocatori, dei tanti ragazzi ritrovati. E' la Lazio di Lichtsteiner, tornato cursore e riscoperto goleador. E' la Lazio di Mauri, mediano e rifinitore.
E' la Lazio di Rocchi, capitano e trascinatore. E' la Lazio di Zarate che sta ritrovando lo scatto dei giorni migliori. E' la Lazio di Ledesma, regista e motorino infallibile. E' la Lazio di Brocchi, di Kolarov e di Stendardo
, di tutti quei ragazzi che per un motivo o per l'altro si erano persi, erano stati penalizzati nell'era Ballardini e per colpa di una gestione societaria assurda. E' la Lazio fatta di uomini che si sono guardati negli occhi e che hanno capito che era il momento di agire. E hanno ricominciato ad aiutarsi, a prendersi per mano, a trascinarsi a vicenda. I biancocelesti non permettono più intromissioni, non ascoltano pettegolezzi, non si fanno mai consigliare. E' una Lazio rivitalizzata dalla cura Reja, un tecnico saggio e competente, è stato bravo nell'ascoltare i suoi giocatori, nel capirli, nel ridar loro sicurezza, nel mettere ognuno a proprio agio


(Lunedi, 29 Marzo 2010)
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