A Lecce comincia la mia carriera nel campionato italiano. Avevo 19 anni e facevo costantemente parte della prima squadra, ma la domenica guidavo da capitano la Primavera del Lecce che faceva incetta di scudetti e trofei in tutta Italia quegli anni; e devo ammettere che quella era una nidiata di buoni talenti che poi sono arrivati alla serie A (Vucinic, Rullo, Konan, Pellè, Esposito, Bojinov). Dopo aver alzato anche la Coppa Italia primavera venni costantemente convocato in prima squadra.

Chi era l'allenatore? Un certo Delio Rossi, per me un maestro. Con Rossi si lavora tantissimo ed è un severo gestore di giovani talenti. Quante volte mi ha tolto dal campo...quante volte mi ha tenuto sulla corda....quante volte mi ha fatto sentire trasparente. Poi ho capito : è la sua strategia.

Lui usa questa particolare tecnica di "indifferenza" e "distacco" proprio verso quei giocatori da cui vuol tirare fuori il meglio, tutto. E anche di più se è possibile.

Con la maglia del Lecce ho trascorso 4 anni belli ma anche difficili. Non è una passeggiata giocare in una provinciale che deve sempre fare la spola tra serie B (dove vinci i campionati e ti senti un re) e la serie A (dove sei sempre l'ultima ruota del carro e devi lasciare anche le lacrime in campo pur di salvarti....e spesso non ci riesci).

Sono riuscito a ritagliarmi però anche dei momenti molto belli e importanti come le promozioni in serie A dominando dalla prima all'ultima giornata il campionato cadetto; oppure facendo la conoscenza di personaggi carismatici come Zeman e Angelo Gregucci, per me un grandissimo professionista che è stato anche il primo "assaggio" del mondo-Lazio; un altro ricordo indimenticabile ed emozionante è stato essere scelto dal Milan a far parte della tourneè in Cina, come giovane promessa.

Dunque Lecce è stata una grossa esperienza formativa nonchè il mio trampolino di lancio verso il calcio che conta e, per dirla tutta, anche verso la scelta di vita più importante nel privato.