A 14 anni arriva la prima scelta difficile della mia vita, quella che poi si rivelerà però azzeccata. Dopo un provino col Boca Juniors i dirigenti rimasero molto colpiti e vollero a tutti i costi parlare con mio padre per avere il permesso di andare a giocare a Buenos Aires nelle loro giovanili. Mio padre mi ha sempre visto come uno talmente responsabile e assennato che ha spostato il peso della decisione direttamente su di me. Io non mi sono tirato indietro e ho detto di sì immediatamente, per di più sono da sempre stato tifoso proprio del Boca di Maradona e mai mi sarei lasciato scappare quel treno pur sapendo che avrei lasciato la mia splendida grande famiglia e la mia Patagonia. Ma il calcio mi chiamava e sentivo che dovevo rispondere di sì e seguire la mia strada.

I 4 anni al Boca Jr non sono stati certo facili, seppur costellati da buoni successi e da grandi esperienze di valore umano: il gruppo, gli allenatori, l'ambiente e la famosa tifoseria "la 12" erano tutto quello che un giovane calciatore potesse desiderare per accrescere le sue potenzialità. Alcuni dei miei compagni hanno avuto fortuna (Coloccini su tutti) altri meno e si sono dislocati in campionati stranieri. Con il Boca non ho mai esordito in prima squadra, ma con la Primavera giravamo il mondo e in un torneo in Svizzera, a Bellinzona, rimase molto colpito da me l'allora d.s. del Lecce, Pantaleo Corvino. Il quale a seguito di fitti contatti con il mio agente in Argentina e dopo una lunga trattativa, riuscì a strapparmi al club di Buenos Aires che invece voleva blindarmi a tutti i costi.