Finalmente la Lazio, è il 2006, ritrovo Delio Rossi. Squadra per cui simpatizzavo fin dall'Argentina: stessi colori della mia Nazionale e tanti giocatori argentini che ne hanno fatto la storia (da Veron ad Almeyda, da Simeone fino a Crespo); quindi non potevo chiedere di meglio. Sono arrivato fra lo scetticismo quasi generale, ho vissuto un periodo di ambientamento non facile ma ero sicuro che sarei riuscito a farmi conoscere per quel che sono, per quello che ho da dire in campo.

Era il 10 dicembre 2006 quando è scoccata la scintilla, era il derby d'andata, il mio primo derby. Avevo finalmente a portata di mano e "di piede" la possibilità di dimostrare che ero uno "da" Lazio come giustamente si pretendeva. E' nato da quella grandissima voglia quel gol che porto nel cuore.

Da lì in poi è stato un rapporto in crescendo sebbene silenzioso, senza proclami, senza baci alla maglia o corse e capriole...sarà pure un difetto del mio carattere ombroso e chiuso, ma è il mio modo di lavorare. Io faccio parlare l'impegno sul campo.

Dunque la prima stagione è fra luci e ombre ma riesco a collezionare 33 presenze e 2 gol (nel derby come detto e a san siro contro l'Inter) e ci qualifichiamo per la Champions League.

Della seconda stagione ho dei ricordi molto forti proprio perchè mi preparavo a disputare per la prima volta nella mia vita, quella competizione che si sogna fin da bambini: la Champions League. Solo l'inno mette i brividi e portare la maglia della Lazio a Madrid o ad Atene è stata una delle emozioni calcistiche più belle che abbia provato. Peccato però non aver potuto proseguire l'esperienza più a lungo in quanto non siamo riusciti poi a passare il turno. Anche in quella stagione ho collezionato 33 presenze e siglato 3 gol (di cui uno di nuovo alla Roma, dopo un recupero-lampo, in appena 20 giorni, dall'operazione al menisco).

La terza stagione alla Lazio è quella in cui mi sono sentito ormai un veterano del gruppo, ne è testimonianza il fatto di essere stato eletto vice-capitano (dopo Tommaso Rocchi) dai compagni di squadra. E' una stagione di alterne fortune, un pò difficile sul piano psicologico; più i risultati mancano più aumenta l'insicurezza del gruppo. Comunque ad un certo punto ci siamo guardati tutti in faccia e abbiamo deciso di ricompattarci e di ripartire da zero tutti insieme. E proprio da questa rinnovata mentalità di gruppo e staff tecnico è nata la cavalcata vincente in Coppa Italia che alla fine ci ha permesso di alzare il trofeo, vincendo ai rigori contro la Sampdoria.

La quarta stagione come ormai tutti sanno per me inizia in modo shoccante; mi ritrovo infatti escluso dalla spedizione in Cina per disputare la Supercoppa Italiana contro l'Inter nonostante il lasciapassare per disputare la Supercoppa fosse stata proprio quella Coppa Italia che solo 2 mesi prima avevo alzato al cielo.

E nonostante i continui complimenti del nuovo allenatore Ballardini che mi considerava il pilastro della Lazio. Salvo poi non rivolgermi più la parola al ritorno dalla Cina. Ero molto combattuto, ma nonostante questa situazione ero naturalmente disposto a fare anche una scelta di cuore e firmare il tanto agognato rinnovo con la Lazio.

La Lazio è la mia casa, la mia famiglia e chi mi conosce bene sa che il mio più grande desiderio è sempre stato quello di legarmi a vita a questi colori. Grazie al grande passo che sia io che il Presidente abbiamo compiuto, volendo a tutti i costi entrambi risolvere le nostre incomprensioni, è un desiderio che si sta esaudendo.
La Lazio è e sarà il mio posto nel calcio.