Sono nato in Argentina il 24 settembre del 1982 e precisamente a Buenos Aires, in un piccolo quartiere che si chiama Moròn. Ho vissuto lì solo per quattro anni: sono il penultimo di 9 fratelli e per cercare più fortuna siamo partiti verso il Sud del Paese: la Patagonia.

Quella che io considero la mia casa a tutti gli effetti: ci siamo trasferiti tutti quanti a Puerto Madryn in una mini-casa di una sola stanza (che col passare degli anni mio padre mattone dopo mattone ha fatto diventare una casa umile ma vera, con 5 stanze!). Ed è stato proprio sui campi di terra e polvere della Patagonia che ho iniziato a dare i primi calcio al mio primo pallone. Me lo ricordo ancora: era un pallone "eterno" durato non so quanti anni perchè tutte le volte che io e i miei fratelli lo bucavamo il solito papà tuttofare si metteva lì a ricucircelo pazientemente. Tuttora penso sia il pallone più bello che io abbia mai usato.

A Puerto Madryn c'è il mare e una costa meravigliosa, che fa parte del golfo della penisula di Valdez, uno squarcio di mare calmo in mezzo all'Oceano Atlantico. Ciò fa sì che vivano industurbati e protetti tantissimi pinguini, leoni marini e le meravigliose balene franco-australi che ormai sono diventate un vero e proprio simbolo della mia città. Animali straordinari, potenti e silenziosi...dei giganti buoni che nei freddi inverni patagonici ci fanno compagnia e si lasciano persino avvicinare.

La natura aspra, il grande freddo e il famoso vento della Patagonia sono tre caratteristiche che evidentemente dall'ambiente sono passate al mio carattere.

Ascoltavo spesso correndo dietro al pallone quel vento e quel freddo che ti toglie il fiato e me li sono portati dietro per sempre. E' risaputo ormai che sono uno che parla poco, un tipo solitario e dallo sguardo severo. In parte è vero, ma sono i lati del mio carattere che si evidenziano di più in pubblico o sul campo di gioco. Nel privato mi piace definirmi una persona normale, semplice e persino sorridente.

La squadra in cui giocavo da bambino si chiama Alumni, il mio primo allenatore è stato un omino così piccolo ma così simpatico da saper trasmettere davvero la voglia di divertirsi giocando a calcio, lo ricordo con affetto e lo rivedo tutte le volte che torno in Argentina; lui è Victor Padìn. Un allenatore "pan y leche", uno che ti spiegava il calcio e subito dopo ti portava a mangiare un panino e a bere il latte caldo tutti insieme.